Il link per ascoltare la registrazione della puntata di Radio Giano dedicata al primo bombardamento di Roma del 19 luglio 1943, con il mio intervento dedicato all'attività di soccorso alla popolazione svolta dai vigili del fuoco:
19 luglio 1943-2020: Roma bombardata. Il contributo dei vigili del fuoco nel soccorso della popolazione
domenica 19 luglio 2020
domenica 14 giugno 2020
Registrazione della mia intervista dedicata alle criticità e alle potenzialità dell'area del Parco di Centocelle
Nel link che segue la mia intervista, andata in onda e registrata su Radio Giano, dedicata all'area del Parco di Centocelle: progetti non realizzati, cronaca recente, criticità e potenzialità.
sabato 2 maggio 2020
La storia della fabbrica Snia Viscosa di via Prenestina e l’attività di censimento e monitoraggio dei valori naturalistici dell’area
mercoledì 22 aprile 2020
Coronavirus e Covid-2019: laboratorio artificiale o salto di specie?
I mercati asiatici dove vengono uccisi animali selvatici vivi, sono i
luoghi dove avvengono i cosiddetti salti di specie di virus altrimenti
endemici dei luoghi e delle specie animali che un tempo non subivano la
stessa imponente pressione antropica di questi nostri tempi. I virus
cercano dei veicoli per riprodursi e all'interno dei quali transitare
per diffondersi, e sotto questo punto di vista gli 8 miliardi di
individui che siamo rappresentano per loro l'occasione evolutiva
e l'incubatrice biologica infinitamente più vantaggiosa rispetto alle
poche migliaia di individui di pipistrelli (mammiferi come noi, quindi
il salto di specie è anche più facile), o altre specie animali, che fino
a ieri ne erano stati lo strumento principale di dimora e diffusione.
Non occorre scomodare fantomatiche creazioni di virus artificiali in
laboratorio, in quanto il laboratorio naturale degli stessi sono quegli
ecosistemi ai quali un tempo eravamo estranei e che oggi abbiamo invaso
offrendo ai virus l'occasione mai avuta prima di abbandonare le poche ed
incerte migliaia di specie animali per infettare i miliardi di uomini
che trovano praticamente ovunque e che si spostano ovunque a velocità
illimitata. Queste considerazioni finiscono per evocare il concetto
logico del rasoio di Ockam. È più facile evocare la spiegazione del
virus artificiale creato appositamente in un laboratorio cinese, o è più
facile che il laboratorio stesso sia quello naturale che abbiamo invaso
noi offrendo al virus la possibilità di fare il salto che in natura
ogni entità biologica fa, cercando la strada più favorevole alla
propria riproduzione evolutiva? Io tra le due possibilità, non ho dubbi.
Il
laboratorio è il mercato stesso, dove vi è quella promiscuità e quel
contatto continuo che un tempo non c'erano: l'uomo e gli animali
selvatici con tutto il loro carico di virus endemici. La macellazione
continua di questi animali, peraltro
senza alcuna norma né protezione, prima o poi rende oggettivo il salto
di specie. Il virus muta continuamente e sviluppa le strategie evolutive
a lui più favorevoli. Dopo x tentativi, la mutazione (all'interno
dell'organismo umano) è avvenuta e il salto di specie è fatto. Ora il
virus ha a disposizione non più soltanto poche migliaia, peraltro
confinate in un'area circoscritta, ma miliardi di individui da infettare
in tutto il mondo, in ogni luogo e in ogni spazio. È la strategia
evolutiva di ogni organismo od entità biologica, quella di sfruttare la
possibilità migliore per la sua affermazione, evoluzione e riproduzione.
Niente di nuovo, ce l'ha detto Darwin, ce lo dicono la selezione
naturale, l'ecologia, la biologia. Cioè la scienza.
È giusto tener conto delle opinioni di ognuno, soprattutto di chi può
esprimerle da posizione autorevole. Ma teniamo anche conto del fatto che
nella scienza le opinioni se non sono suffragate da dati oggettivi,
riscontri sperimentali e ripetibilità dei risultati, restano opinioni
senza alcun valore oggettivo. In questo senso qui la scienza, o meglio
il metodo scientifico (che dobbiamo principalmente ad un nostro illustre
connazionale, Galileo) è la migliore garanzia che abbiamo sulla
veridicità o meno delle opinioni e delle ipotesi scientifiche, che
possono essere verificate e falsificate dalla vasta comunità scientifica
internazionale.
Quarantena, tempo sospeso e fuga dal mondo
La lettura dell'articolo che segue induce delle riflessioni e la necessità di elaborare razionalmente il vissuto di questo tempo sospeso.
Tra gli effetti collaterali, imprevedibili, della situazione che stiamo vivendo, c'è anche questo: sono in molti ad aver ricostruito la propria quotidianità, scandita ora da tempi lenti e senza le rigidità tipiche degli appuntamenti obbligati. Sono in molti a vivere la sensazione di aver improvvisamente recuperato il proprio tempo, da impiegare e gestire lentamente e senza ansie, riassaporando addirittura una strana sensazione di libertà perduta (per assurdo, ci si può sentire più liberi dentro quattro mura che vincolati ai doveri e rituali sociali non contrattabili della "normale" quotidianità). È un po' come quando, dopo le ferie estive, si deve tornare alla routine di tutti i giorni. C'è quell'iniziale difficoltà a riprendere il proprio posto nella frenetica arena della competizione e della corsa quotidiana alla produttività, al consumo, ai rituali imposti ad una collettività protesa verso un'omologante concezione e prassi del vivere, che non si può e non si deve mettere in discussione, pena la "scomunica" dalle magnifiche sorti e progressive dello stile di vita occidentale, che esalta valori che non è lecito discutere e ai quali sottrarsi è un'eresia.
Per fare un
parallelo storico apparentemente un pò forzato ma non del tutto
peregrino, è un pò come la fuga dal mondo dei monaci laici che, a più
ondate, caratterizzò le fasi più significative del Medioevo. Oggi la
"fuga dal mondo" è stata imposta da
questa emergenza, e alcuni hanno potuto assaporare il gusto imprevisto
di un ritmo più lento e svincolato dagli imperativi e dai dogmi del
"secolo". Quei monaci del Medioevo, provvidenzialmente, facevano sempre
il loro ingresso nella storia nei momenti di crisi, per "rigenerare" la
spiritualità, la società e la politica (che erano tutt'uno) del loro
tempo. Riusciranno oggi, i nuovi "monaci" della forzata, imprevista e
momentanea fuga dal "secolo", a rigenerare una società istericamente
protesa all'esaltazione degli unici valori imposti, quelli della
produzione, del consumo, dell'individualismo e del tecnologismo che
tutto pervade e tutto assoggetta a sé? Ai posteri l'ardua sentenza,
l'unica considerazione che possiamo fare è che occorre sempre guardare
alle leggi (o potremmo dire alle "costanti") storiche, le quali
dimostrano che i cambiamenti avvengono soltanto quando i tempi sono
maturi, quando il terreno è stato loro preparato dalle "invisibili"
forze dinamiche che agiscono nella storia, quando gli uomini sono pronti
a recepire i cambiamenti, a farli propri e ad imporli alle
sovrastrutture, facendone emergere la necessità a lungo repressa e
sopita.
lunedì 13 aprile 2020
Le migrazioni: fenomeno costante di ogni epoca umana e motore dello sviluppo storico
Quello delle migrazioni è un tema spinoso, che evoca paure, conflitti e
forti contrapposizioni politiche. Ma se proviamo ad affrontarlo con
riflessioni pacate, sgomberando l'animo dalle passioni che scaturiscono
dagli istinti di conservazione che il tema stesso evoca su ciascuno di noi, e
gettiamo infine uno sguardo attento verso quello che ci mostra la
storia, vediamo che essa, a riguardo, ci dice che non esiste epoca nella
storia dell'uomo dove non vi siano state migrazioni, e che il costante
afflusso di popolazioni e migranti se nel breve termine ha generato
guerre e conflitti, nel medio-lungo termine ha rappresentato il motore
stesso del progresso e dello sviluppo della civiltà umana, in ogni
epoca. Infatti vediamo che, durante tutto l'arco storico, e persino
dalla preistoria (ma è meglio ancora spingersi fino al tempo stesso in
cui l'uomo è comparso sulla Terra), è stato tutto un susseguirsi
incessante di migrazioni, senza interruzione di sorta. L'Homo sapiens (e
ancora prima i suoi progenitori) si spostò dal continente africano e
colonizzò Europa, Asia e resto della Pangea.
Nel secondo millennio
avanti Cristo le popolazioni indoeuropee colonizzarono l'Europa e
l'Italia, e quelle semite il Medioriente e l'Egitto. Durante l'Impero
romano le popolazioni germaniche premettero incessantemente da est, e
alla fine si riversarono entro i suoi confini, dando vita ai regni
romano-barbarici e poi al regno Franco e al Sacro Romano Impero. Prima
dell'anno mille continuarono ad affluire in Europa Avari, Slavi e
Magiari (di stirpe mongola), che andarono poi a formare gli stati
dell'Europa centrale ed orientale. Nel XIV e XV secolo i tedeschi si
espandevano ad est e colonizzavano le regioni centro-orientali del
continente. Tutta la storia non è altro che una successione continua di
migrazioni e mescolamenti di genti (e di geni). Nel nostro meridione si
sono mescolate, nello stesso periodo, genti bizantine, arabe, normanne,
sveve e più tardi albanesi. Prima ancora c'erano stati i Longobardi di
stirpe germanica che si erano insediati al nord e nei ducati di Spoleto e
Benevento. In Inghilterra si sono fusi Celti, Angli, Sassoni,
Vichinghi, Norvegesi, Danesi e Normanni. Niente e nessuno ha mai fermato
le migrazioni di popoli e genti, forze dinamiche e costanti che hanno
agito nella storia dispiegandosi di continuo ed agendo costantemente
lungo il flusso dei secoli e dei millenni, concorrendo, insieme ai
conflitti e le guerre, a caratterizzare ogni epoca dello sviluppo delle
società umane. I momenti in cui le civiltà hanno prosperato di più, è
quando al loro interno si sono fuse tra loro le popolazioni più diverse,
come nella Sicilia normanna di Ruggero II d'Altavilla e in quella appena
successiva di Federico II di Svevia, dove si erano fuse e vivevano
insieme le culture e le popolazioni arabe, musulmane, cristiane,
normanne, germaniche e ovviamente quelle autoctone dell'isola. Lo stesso
era accaduto durante l'Impero romano, che all'apice della sua potenza
aveva al suo vertice imperatori spagnoli (Traiano) e arabi (Filippo
l'Arabo) che regnavano su un Orbe il cui centro nevralgico era nel bacino
del Mediterraneo, dove sotto la guida dello stesso influsso universale
operavano le forze scaturite da popolazioni romane, greche, egiziane,
nordafricane, mediorientali e germaniche. Anche gli Stati Uniti sono
diventati una potenza mondiale grazie all'apporto e al contributo delle
più disparate popolazioni d'Europa, del sud America e dell'Africa, che
condividono gli stessi principi e valori e si riconoscono nella stessa
idea di patria, sotto la stessa bandiera.
La vita dei singoli uomini è
breve, e non permette loro di osservare l'azione lunga delle forze
dinamiche che agiscono incisivamente lungo tutto il corso della storia. E
tali forze sono state e sono ancora continuamente alimentate
dall'apporto continuo e dallo spostamento incessante di popoli e genti
che migrano e si mescolano con quelle delle terre che di volta in volta
attraggono i flussi migratori. Al contrario, quando le civiltà si sono
chiuse ermeticamente in sé stesse, chiudendosi ad ogni influsso nuovo e
cristalizzando l'esistente rendendolo impermeabile ad ogni apporto
culturale esterno, come ad esempio l'Egitto prima della conquista
macedone, le civiltà hanno perso energia, forza e alla fine si sono
spente, finendo per essere conquistate da popolazioni più energiche e
giovani.
Quale insegnamento possiamo quindi trarre da tutto ciò, se
davvero la storia può insegnarci qualcosa? Che l'integrazione e la
fusione che scaturisce dai processi migratori è non soltanto possibile,
ma è persino il motore stesso dello sviluppo storico e del progresso che
ne deriva. Che i conflitti che da questi processi scaturiscono nel
breve termine, non cambiano le sorti e gli esiti mostrati dagli effetti
prodotti nella storia sul medio-lungo termine. Nel breve si inaspriscono
i rapporti umani e aumentano spesso la violenza, la sofferenza e le
morti. Ma le civiltà più progredite e feconde di un'energia ancora viva,
alla fine assorbono e si impongono sempre su quelle in partenza meno evolute,
attraverso un processo di assimilazione spontanea e priva di scosse
violente (la fase violenta è all'inizio, nel momento in cui le
migrazioni arrivano. L'assimilazione è una fase più lenta, ma comunque
rapida rispetto ai tempi lunghi della storia, e comunque è una fase
spontanea e sostanzialmente non violenta, anche quando sussistono
conflitti residui contingenti).
Tra qualche generazione i conflitti
attuali provocati dai processi migratori di questa nostra fase storica, saranno soltanto un ricordo,
perché nel frattempo sarà nata una società nuova dove i figli dei
migranti di oggi avranno assorbito e assimilato i valori della civiltà
che aveva attratto e dove erano approdati i loro genitori, ed opereranno
spontaneamente all'interno della stessa per accrescerne potenza,
influenza e gloria, com'è accaduto in ogni altra epoca della storia, in
rapporto dialettico con le altre civiltà del pianeta, oggi più che mai
collegate da una rete di relazioni fitta ed intricata, in analogia con le sinapsi di un sistema neurale che concorrono tutte insieme allo
sviluppo e ai processi dinamici dell'organismo che governano.
Una lettura consigliata per comprendere l'evoluzione storica che ha portato alla nascita e all'affermazione dell'Europa di oggi
In questi giorni sto rileggendo Storia d'Europa. Dalle invasioni al XVI secolo di Herni Pirenne, un testo che studiai ormai diversi anni fa per un esame universitario.
Pirenne è
lo storico belga che ispirò la corrente di pensiero della Nouvelle Historie (Nuova Storia), legata alla nascita della scuola
storiografica che prese avvio con la fondazione nel 1929 della rivista delle Annales, i cui
componenti (Lucien Febvre, Marc Bloch, Fernand Braudel, Georges Duby,
Jacques Le Goff) non solo hanno riscritto e migliorato in maniera
esemplare la conoscenza del periodo medievale, ma hanno rivoluzionato
il modo stesso di fare storia e storiografia, ampliando gli orizzonti di queste discipline includendovi i preziosi contributi delle altre scienze sociali.
La lettura di questo testo
è particolarmente utile per conoscere ed approfondire la storia
d'Europa, e soprattutto per capire l'Europa di oggi con le sfide in
gioco, e le prospettive che ci attendono. È un testo davvero fluido, che
si legge senza difficoltà, grazie allo stile estremamente chiaro di
Pirenne, il cui grande pregio è quello di esprimere sempre con molta
lucidità gli elementi e le condizioni storiche e sociali che sono alla
base e che spiegano la genesi dei grandi eventi che accadevano e si
succedevano nel corso degli anni e dei secoli, e che solcavano
profondamente il percorso lungo cui la storia proseguiva nel suo flusso e
sviluppo. È indubbiamente un testo per appassionati di storia, che si
legge ancora meglio se già si è avuto modo di studiare una fase storica
lunga, difficile, ma estremamente affascinante e gravida di premesse,
conseguenze e sviluppi per il futuro, quale è stata quella Medievale
(che a dispetto di un'errata convinzione diffusa, spiega molto di quello
che siamo oggi). È anche un testo che si può leggere bene se si è
totalmente digiuni sulla conoscenza di questo periodo storico, e sugli
eventi ed argomenti che nel corso di questi secoli, troppo
superficialmente ritenuti "oscuri", mettono piuttosto "in luce",
attraverso un continuo succedersi e sovrapporsi di passioni, violenze, aspirazioni
alla conquista, spirito di avventura, spiritualità e grandi conquiste artistiche, quelle forti contraddizioni
dell'animo e quella mai sopita vitalità che appartiene agli uomini e
alle società umane di ogni tempo, e che forse proprio nel Medioevo si è
rivelata con ancora più forza ed incisività rispetto ad altre epoche.
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