domenica 24 aprile 2016

Possibili resti di Ursus spelaeus rinvenuti di recente a Grotta Cola

Di Alessandro Fiorillo

Nella seconda metà del XIX secolo furono condotti degli scavi dentro Grotta Cola che portarono al rinvenimento di crani e ossa dell’Ursus spelaeus, un orso preistorico che si estinse durante l’ultima glaciazione del Pleistocene, in un periodo compreso tra circa 24000 anni fa e 10000 anni fa (1). Questi scavi furono condotti dal famoso antropologo Giustiniano Nicolucci, il quale nel 1877 pubblicò i risultati dei suoi studi nel testo La Grotta Cola presso Petrella di Cappadocia. 



L’ORSO DELLE CAVERNE (URSUS SPELAEUS)

L’orso delle caverne visse esclusivamente in Europa, a partire dalla glaciazione Riss (270000 anni fa) per scomparire nel corso o verso la fine della glaciazione Würm, sostituito dall'orso bruno europeo. Le sue ossa sono state rinvenute, numerose, all’interno di molte grotte dell’Europa centrale, in particolare in Romania, Austria, Francia, Germania, Regno Unito ma anche in Italia. Nel nostro paese resti dell’Ursus spelaeus sono stati trovati nelle grotte di Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Umbria e, come abbiamo visto, anche in Abruzzo.
L'orso delle caverne era più grande sia dell’odierno orso bruno europeo (Ursus arctos) che del grizzly (Ursus arctos horribilis), è pertanto il più grande orso vissuto sulla Terra, paragonabile per dimensioni all'attuale orso gigante dell'Alaska (Ursus arctos middendorffi). Se pensiamo alla sua massa muscolare, allo spesso strato di grasso e alla folta pelliccia che lo ricopriva, possiamo farci un’idea di quanto il suo aspetto fosse veramente imponente. Era un animale plantigrado, lungo fino a 3 metri, alto al garrese 1.40 m, e il suo peso poteva superare gli 800 kg. Aveva il cranio allungato, con fronte alta e una specie di cresta. Non era carnivoro ma prevalentemente erbivoro (2), nonostante possedesse enormi canini. Il dente ferino perse infatti la sua forma tagliente, i premolari erano ridotti e i grossi molari appiattiti erano muniti di molti tubercoli, che fornivano un'ampia superficie masticatoria. La sensibile usura di tutti i denti degli esemplari adulti rinvenuti, dimostra che erano impegnati in una continua masticazione. Gli orsi delle caverne soffrivano anche di numerose malattie tra le quali l'artrite, la spondilosi e la periostite probabilmente, oltre che per ragioni climatiche, anche a causa di una dieta erbivora carente di una vasta gamma di elementi nutritivi (3).
Nonostante fosse molto diffuso, si ritiene che la sua scomparsa sia stata causata oltre che dal clima rigido della glaciazione, che spinse quest’orso sempre più a sud (4) e provocò significativi cambiamenti nel mondo vegetale, anche dalle numerose malattie (soprattutto ai denti) e dalla competizione con l’uomo.
La maggior parte delle ossa dell’Ursus spelaeus è stata rinvenuta all’interno delle grotte, nelle zone più profonde, dove andava a rifugiarsi durante il letargo, il periodo per lui più critico. Infatti durante l’inverno si nutriva con le riserve di grasso accumulato, ma una volta terminate queste riserve di grasso poteva soccombere con una certa facilità. Ed è proprio per questo motivo che gli studiosi ritengono che i reperti trovati nelle grotte siano i resti di individui morti durante l'inverno. Il che capitava, in particolare, oltre che per i giovani inesperti o le femmine gravide, soprattutto per orsi adulti ed anziani, che durante le stagioni che precedono il letargo non erano riusciti a nutrirsi a sufficienza, spesso per cause dovute ai già citati problemi legati all’usura o alle malattie dei denti (5).



LA GROTTA COLA E I RECENTI RITROVAMENTI

Nel corso dell’estate del 2004 il sottoscritto insieme ad altri giovani ricercatori ed appassionati di storia e natura, riuniti nell’Associazione Culturale Nuovo Mondo (6), effettuammo alcune ricognizioni archeologiche nel territorio di Cappadocia e dintorni (7). Fu proprio nel corso di una di queste ricognizioni, nello specifico quella dedicata all’esplorazione di Grotta Cola, che del tutto casualmente e a livello superficiale rinvenimmo (8) alcuni frammenti ossei nel punto più profondo della grotta, cioè in quello più lontano rispetto all’ingresso della stessa. Incuriositi dal ritrovamento e soprattutto per impedire che questi reperti venissero trafugati o spostati, il 12 settembre e successivamente il 10 e l’11 ottobre 2004 tornammo nella grotta per prelevare questi reperti e per studiarli meglio. Con l’occasione venne con noi anche un’archeologa di professione (9). Successivamente al ritrovamento ipotizzammo che la loro presenza nel sito fosse legata ad antichi riti sacrificali che si svolgevano nelle cosiddette “grotte santuario”, pensammo così che anche Grotta Cola potesse aver avuto questa funzione in una qualche epoca più o meno lontana (10).
Ma studiando più attentamente i reperti ossei, che appaiono ben fossilizzati ed antichi, siamo giunti alla considerazione che probabilmente gli stessi appartengono ad un esemplare di Ursus spelaeus. In particolare sono due frammenti di mascella con denti, questi ultimi piuttosto grandi, che ci hanno spinto verso questa conclusione. Altri frammenti ossei si trovano all’interno di uno strato di roccia, probabilmente di natura calcarea, dello spessore che in alcuni punti supera i 2 centimetri.
Se consideriamo che all’interno di Grotta Cola sono stati già rinvenuti i resti di orso delle caverne all’epoca degli scavi condotti dal Nicolucci e se teniamo conto del fatto che i frammenti che abbiamo rinvenuto nel 2004 si trovavano nella parte più profonda della grotta, cioè dove, con tutta probabilità, migliaia di anni fa un plantigrado si ritirò con la speranza di superare indenne l’inverno glaciale, ecco che sono tutt’altro che remote le possibilità che i frammenti in nostro possesso appartengano ad un altro esemplare di Ursus spelaeus.



CONCLUSIONI

I frammenti, ancora oggi conservati dall’associazione culturale, sono a disposizione di coloro che vorranno studiarli in maniera più approfondita, per arrivare ad una loro identificazione certa e ad una datazione precisa. Nel caso, pur trattandosi di pochi frammenti (11), siamo disponibili a donarli a musei locali, presenti o da istituire nel territorio.

NOTE:

1 - Scorrendo le varie fonti, non è molto chiaro il periodo preciso in cui è avvenuta l’estinzione dell’orso delle caverne. Secondo alcuni questa è avvenuta 24000 anni fa, altri parlano di 15000/10000 anni fa.

2 - Caratteristica che ricorda proprio il nostro Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus).

3 - Un'altra malattia tipica degli erbivori è la attinomicosi, dovuta all' Actinomyces, un batterio che provoca la suppurazione delle mascelle e la caduta dei denti.

4 - Gli orsi delle caverne, durante la loro fase di declino, per ripararsi dal freddo sono emigrati dall’Europa settentrionale verso quella meridionale e nelle aree mediterranee. Essendo infatti il suo habitat costituito dalla foresta, man mano che i ghiacci andavano estendendosi fu costretto a migrare verso sud.

5 - Sono stati rinvenuti frammenti di mascelle di orso delle caverne con denti mancanti a causa di malattie che ne provocarono la caduta o con denti cariati, che non consentivano al plantigrado di alimentarsi a sufficienza per superare l’inverno.

6 - Costituita nel 2004, l’associazione si occupa di ricerca storica e naturalistica, escursionismo ed eventi di natura culturale.

7 - In particolare esplorammo alcuni resti presumibilmente d’epoca romana che si trovano nei pressi del fiume Liri, non lontano dalle sorgenti. Ci recammo anche a Morbano, per ulteriori indagini su ciò che resta di questo paese, spopolatosi probabilmente nel XVI secolo.

8 - Autori del ritrovamento, durante la prima ricognizione della grotta, furono il sottoscritto Alessandro Fiorillo, Daniele Santarelli e Stefano Tocci. Alle ulteriori e successive indagini di studio hanno partecipato anche Sonia Grigatti, Francesca Di Stefano, l’ing. Valter Cosciotti e l’archeologa Micaela Merlino.

9 - Considerando la frequentazione assidua del sito da parte di escursionisti vari, non sempre rispettosi del delicato ambiente della grotta, il nostro timore era quello che questi reperti potessero essere trafugati e dispersi, impedendone così uno studio più attento. Non possiamo neanche escludere che il loro ritrovamento ad un livello superficiale sia legato a scavi clandestini effettuati sul posto, in epoca ignota. Dalla data del prelevamento questi reperti sono conservati dall’associazione e sono a disposizione di coloro che vorranno studiarli in maniera più approfondita. Sarebbero utili delle ricerche per giungere ad una datazione il più possibile precisa dei frammenti ossei conservati.

10 - Vedi A. Fiorillo, La grotta Cola di Cappadocia, in Aequa, (VII) 22, luglio 2005, pp. 21-24 e A. Fiorillo, Indagini archeologiche nel territorio di Cappadocia, in Aequa, (VII) 20, gennaio 2005, pp. 9-11.

11 - E’ probabile che altri resti e frammenti ossei siano ancora sotterrati nel punto dove, a livello superficiale, rinvenimmo i resti oggi in nostro possesso.


Si ringrazia Paolo Marenzi per le utili informazioni fornite.


BIBLIOGRAFIA:

http://www.gmpe.it/content/lorso-delle-caverne [23.04.2016]

http://www.speleolessinia.it/orso-speleo [23.04.2016]


Seguono le foto dei reperti ossei rinvenuti e raccolti:


Ingresso di Grotta Cola, 12 settembre 2004






























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