sabato 16 aprile 2016

Le cause del fuoco e dei fenomeni ignei

E' il filosofo, tra quelli dell'antica Grecia, che più di tutti s'è avvicinato alla verità, quella scientifica: Democrito di Abdera (vissuto tra il V e il IV secolo a.C.). "Opinione il dolce, opinione l'amaro, opinione il caldo, opinione il freddo, opinione il colore: in realtà soltanto gli atomi e il vuoto". Per questo motivo e non solo, mi sarebbe piaciuto leggere una delle sue opere minori (purtroppo andata perduta, come tutte le sue opere scritte, e ne scrisse davvero tante): "Le cause del fuoco e dei fenomeni ignei". Sono certo che ne avrei tratto proficue nozioni e ispirazioni. Se aveva intuito di cosa fosse costituita la realtà ultima delle cose, probabilmente avrà descritto in maniera non banale il fenomeno della combustione. Certo è che sarebbe interessante poter leggere quale descrizione del fenomeno scaturì dalla mente illuminata di uno scienziato del V secolo a.C. Di un'altra sua opera, intitolata "Piccola cosmologia" (nell'antica Grecia si speculava già sulla natura e sull'immensità del cosmo), se ne conosce l'inizio e poco più, ma basta a capire qual era l'ambizione, la levatura e le aspirazioni speculative degli scienziati di allora: "In quest'opera tratto di tutte le cose". Più penso a dove fosse arrivato il pensiero greco cinque secoli prima di Cristo, e più rimango impressionato. E penso anche al tempo perduto, a quanto ce n'è voluto prima che il sapere tornasse ad esplorare (e superare) i sentieri e le vette da questo raggiunte. La cosa sorprendente è la novità del pensiero greco, e l'impatto che questo ha avuto, e che è giunto fino a noi (tanto che ancora oggi diciamo che esso è alla base e alle origini del pensiero occidentale). Per la prima volta si speculava sulla natura del mondo e dell'esistenza senza ricorrere ai miti, agli dei, alle fantasie più curiose. Per la prima volta si utilizzava la ragione e la logica, per arrivare a capire di cosa fosse fatta la realtà delle cose. Non servivano sacerdoti, non c'erano dogmi da seguire, il sapere aumentava grazie all'apporto dei discepoli delle scuole filosofiche dell'antica Grecia. Ogni generazione aggiungeva qualcosa, e la sapienza cresceva. Non era vietato contraddire il "maestro", l'iniziatore della scuola, anzi la discussione e la critica delle sue idee serviva a migliorare e rafforzare le idee stesse. Non c'è dubbio sul fatto che quella greca fosse una società progredita, libera e che ha dato tanto alla crescita della sapienza del genere umano. Oggi può sembrare banale, scontato. Ma la grandezza di quella società sta nell'aver consentito alle sue menti migliori di emergere e di imporre una novità così grande, quella rappresentata dal trionfo (seppure temporaneo) del pensiero critico e del razionalismo sulla superstizione, la mitologia e il fideismo religioso.


Letture consigliate, per approfondire l'argomento: 

C. Rovelli, La realtà non è come ci appare, Milano 2014.

C. Rovelli, Che cos'è la scienza. La rivoluzione di Anassimandro, Milano 2012. 

B. Russel, Storia della filosofia occidentale.

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